Molise d’Autore: Viteliù”, un romanzo storico sui popoli italici

Meritevole d’attenzione per l’accuratezza nei dettagli è l’articolo a cura di Barbara Bertolini, pubblicato il 27 giugno 2013 sul blog “Molise d’Autore”, la voce dell’Associazione culturale senza fini di lucro nata con lo scopo di far conoscere gli scrittori di origine molisana, con presidente Gabriella Iacobucci.

Solo qualcuno che ama appassionatamente la natura e ha percorso, a cavallo,  in lungo e in largo gli antichi tratturi, i fitti boschi, le grandi praterie, le montagne e le colline del Sannio e della Marsica può raccontare con realismo una storia ambientata in queste regioni, nel 74 a.C., cioè diciassette anni dopo la Guerra Sociale scatenata dai Piceni che trucidarono ad Asculum tutti i romani presenti in città.

Quello della Guerra sociale fu un epico scontro che vide contrapporsi, nel 91 a. C.,  Roma  a dodici popoli italici che si erano riuniti per combattere il comune nemico e che avrebbero potuto cambiare le sorti del mondo.  I Viteliù,  termine osco da cui derivò la parola latina Italia, avevano messo in campo ben 100 mila uomini, ma l’intelligente e spietato Lucio Cornelio Silla riuscì, con il suo esercito, a sterminarli. 
 
Il romanzo di Nicola Mastronardi è il primo in assoluto a raccontarci le vicende di questi popoli fieri, battaglieri, che desideravano soprattutto l’indipendenza e la libertà e che vivevano in luoghi idilliaci dove la natura era selvaggia ma feconda. Tra di essi, quello a noi più conosciuto è senz’altro quello Sannita e le “Forche Caudine” dove venne umiliato e deriso l’esercito romano. Pochi sanno, invece, che queste popolazioni che combatterono ferocemente per secoli i Romani erano numerose, e tra queste, Marsi, Equi, Peligni, Frentani, Pentri, Piceni.
 
Il racconto di Mastronardi inizia dalla storia di un vecchio sannita, l’embratur Gavio Papio Mutilo, sopravvissuto al massacro di 17 anni prima e, dopo essere stato catturato, portato da Silla a Roma, che lo tiene sotto controllo pensando che il capo supremo dei Sanniti sa dove è  nascosto l’oro  di questa popolazione. Il vecchio Papio, ormai cieco ha, invece, un altro disegno: l’ultimo suo discendente ancora vivo, il giovane nipote Marzio, portato in salvo  e allevato da una famiglia romana, totalmente  ignaro della sua origine sannita, deve riscattare l’onore dei  suoi avi.
 
Il  filo conduttore della storia è la scoperta della propria identità attraverso un lungo viaggio a cavallo che il vecchio embratur (titolo di supremo capo sannita) fa insieme al nipote e a un servo e che li porta sui luoghi di culto sanniti, dislocati nelle varie terre dei popoli italici distrutti dai romani.  Ed è proprio qui che Mastronardi  dimostra una bravura eccezionale nella descrizione di questi luoghi, perché conosce a fondo l’argomento di cui parla:  il mondo dei cavalli e quello della natura. Quando tratteggia Argo, il giovane stallone di Marzio, sa di cosa parla, conosce l’animale e le sue reazioni. Quando descrive la terra dei Marsi, l’ha calpestata in ogni dove, l’ha ammirata e sa cantarne le bellezze. Quando ci racconta il mondo selvaggio dei pastori, del luparo, li ha frequentati e, quindi, può narrare, in modo realistico,  la loro attività e la loro vita.
 
In questo bel romanzo storico non mancano colpi di scena e intrecci narrativi coinvolgenti.  Infatti, poiché l’Autore si dipana in ben 488 pagine, ha cercato di offrire al suo lettore una visione completa del mondo di allora offrendo uno spaccato della storia ignorato da molti. Dalla Roma spensierata dei giovani a quella selvaggia dei popoli italici, con i loro dei, i loro guaritori. Ma non solo luoghi, anche fatti storici che Mastronardi è andato a cercare per ben nove anni nei vari libri pubblicati sui Sanniti e si è avvalso dell’aiuto di vari studiosi  come Adriano La Regina, già soprintendente delle antichità del Molise e  autore di varie pubblicazioni in merito.  
Un duro lavoro che permetterà agli attuali discendenti delle popolazioni italiche pre-romane (sono tutti gli abitanti dell’Italia centro-adriatica), di scoprire le loro origini, senza doversi sobbarcare libri e libri di storia tra cui il più importante scritto in latino come quello di Tito Livio o La storia di Roma del tedesco Theodor Mommsen venuto nel Molise nell’’800 per scoprire questi popoli antichi.  L’autore ha, inoltre, voluto arricchire la sua opera con un glossario e numerose note, nonché con due cartine geografiche molto importanti per capire dove si sono svolti i fatti.
 
Solo un’osservazione: poiché il nostro Autore ha intenzione di preparare un secondo volume, consiglio di valutare il fatto che i lettori di oggi sono presi da mille attività (blog, social network, letture in varie lingue, tablet, cinema, tv e chi più ne ha, più ne metta). Insomma, si è accorciato il tempo a tutti, ecco perché un romanzo storico di 500 pagine può spaventare specie i giovani.”
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