Viteliù torna a Roma: Gianni Letta incontra l’autore

Con una comunicazione fatta direttamente all’autore, Nicola Mastronardi, il dr. Gianni Letta ha ufficializzato la sua partecipazione all’evento di presentazione del Romanzo storico “Viteliu – Il Nome della Libertà” che si è svolto la sera dell’11 Luglio a Roma, presso l’Isola Tiberina. 

Il dibattito è stato introdotto dai saluti di Vincenzo Niro, presidente del Consiglio Regionale del Molise e diEugenio Dal Pane Direttore editoriale di Itaca Libri e moderato da Marta Bifano, attrice e produttrice cinematografica e teatrale;  esso si è svolto nell’ambito della manifestazione “L’isola del Cinema”che ha visto il Molise protagonista per tre serate sull’Isola Tiberina grazie all’iniziativa della Molise Film Commission.

Al termine, il pubblico dell’Arena da circa 300 presenti, attori, produttori cinematografici e giornalisti, ha potuto assistere al recital del pianista Simone Sala e degli attori Giorgio Careccia, Barbara Petti e  Luca Cataldi basato su brani del romanzo storico di Mastronardi.

Un intervento che ha superato la mezzora quello di Gianni Letta che durante il dibattito ha presentato una recensione di grande respiro scritta in quindici cartelle fitte di analisi e approfondimenti di enorme importanza per  l’immediato futuro del romanzo dell’esordiente scrittore molisano, anche in ambito cinematografico. Dopo aver ricordato la figura di Costantino Mastronardi, papà di Nicola, collaboratore de “Il Tempo” per oltre trent’anni e suo corrispondente da Agnone per quasi quindici, Gianni Letta ha affermato:

 “Mi ero predisposto a leggere il romanzo con spirito amichevole e benevolo nei confronti del figlio di Costantino,  indimenticato insegnante e ottimo giornalista. Poi sono rimasto folgorato perché ho visto che la scrittura di Nicola, evidentemente figlio d’arte, è straordinariamente bella e poetica, ha una capacità descrittiva come pochi sanno fare, e porta un amore infinito alla sua terra, come lui stesso afferma anelle pagine dedicate ai ringraziamenti”.

Dopo aver citato diversi passi del romanzo l’ex direttore de “Il Tempo”, attualmente numero due di Mediaset, ha detto con convinzione:

“Ogni pagina di Viteliú è da gustare, ogni pagina è una boccata di aria pura che rinfresca il nostro tempo soffocato con l’energia della fede in qualcosa che rende la vita degna di essere vissuta. Ed è l’amore alla libertà, alle proprie origini alla natura e al Cielo”.

“Pagine da ascoltare  – ha continuato l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei governi Berlusconi –  ancor più che da leggere. Andrebbero ascoltate, sì,  chiudendo gli occhi. In questa maniera si potrà vedere lo scorrere delle immagini come fossero su uno schermo dei paesaggi, i panorami mirabilmente descritti dei monti del Sannio, le valli, i fiori, gli alberi, i colori e, quasi, gli odori dei luoghi protagonisti del racconto.”

Convinto della assoluta adattabilità del romanzo al cinema, Gianni Letta ha detto di essere rimasto affascinato dalle “favolose cavalcate sugli altopiani sanniti nelle quali sembra che una telecamera sia fissata sul cavallo e mostri al lettore immagini più che parole”.

Infine Letta ha toccato il senso profondo del racconto e l’attualità dei suoi temi affermando testualmente: “La trama, condotta con precisione storica e archeologica, è dominata dai valori della pace e della libertà dove l’una non sta senza l’altra. Dice che gli uomini sono fatti per comprendersi, per cooperare a costruire qualcosa di buono e di bello.  Non è un romanzo dell’incomunicabilità tra Roma e gli Italici, ma una storia, alla fine, di comunione. Anche in questo, soprattutto in questo, sta l’attualità universale di Viteliu”

 Dopo l’eminente studioso Adriano la Regina, l’attore Michele Placido, il regista Luca Mancini (Uno Mattina, Linea Verde, La storia Siamo noi) i giornalisti Manuela Lucchini (tg1), Amedeo Ricucci (La Storia Siamo Noi), Giorgio Salvatori (tg2) e Roberto Amen (Rai Parlamento) che hanno presentato il volume negli scorsi mesi, un altro nome illustre si unisce agli estimatori del romanzo dell’esordiente scrittore giornalista molisano.Un libro – novità nel panorama dei romanzi storici italiani definito in mille modi entusiastici da un crescente numero di lettori e destinato a far riconsiderare una fase decisiva della storia antica di Roma e dell’Italia. Che si appresta a diventare un film.

Molise d’Autore: Viteliù”, un romanzo storico sui popoli italici

Meritevole d’attenzione per l’accuratezza nei dettagli è l’articolo a cura di Barbara Bertolini, pubblicato il 27 giugno 2013 sul blog “Molise d’Autore”, la voce dell’Associazione culturale senza fini di lucro nata con lo scopo di far conoscere gli scrittori di origine molisana, con presidente Gabriella Iacobucci.

Solo qualcuno che ama appassionatamente la natura e ha percorso, a cavallo,  in lungo e in largo gli antichi tratturi, i fitti boschi, le grandi praterie, le montagne e le colline del Sannio e della Marsica può raccontare con realismo una storia ambientata in queste regioni, nel 74 a.C., cioè diciassette anni dopo la Guerra Sociale scatenata dai Piceni che trucidarono ad Asculum tutti i romani presenti in città.

Quello della Guerra sociale fu un epico scontro che vide contrapporsi, nel 91 a. C.,  Roma  a dodici popoli italici che si erano riuniti per combattere il comune nemico e che avrebbero potuto cambiare le sorti del mondo.  I Viteliù,  termine osco da cui derivò la parola latina Italia, avevano messo in campo ben 100 mila uomini, ma l’intelligente e spietato Lucio Cornelio Silla riuscì, con il suo esercito, a sterminarli. 
 
Il romanzo di Nicola Mastronardi è il primo in assoluto a raccontarci le vicende di questi popoli fieri, battaglieri, che desideravano soprattutto l’indipendenza e la libertà e che vivevano in luoghi idilliaci dove la natura era selvaggia ma feconda. Tra di essi, quello a noi più conosciuto è senz’altro quello Sannita e le “Forche Caudine” dove venne umiliato e deriso l’esercito romano. Pochi sanno, invece, che queste popolazioni che combatterono ferocemente per secoli i Romani erano numerose, e tra queste, Marsi, Equi, Peligni, Frentani, Pentri, Piceni.
 
Il racconto di Mastronardi inizia dalla storia di un vecchio sannita, l’embratur Gavio Papio Mutilo, sopravvissuto al massacro di 17 anni prima e, dopo essere stato catturato, portato da Silla a Roma, che lo tiene sotto controllo pensando che il capo supremo dei Sanniti sa dove è  nascosto l’oro  di questa popolazione. Il vecchio Papio, ormai cieco ha, invece, un altro disegno: l’ultimo suo discendente ancora vivo, il giovane nipote Marzio, portato in salvo  e allevato da una famiglia romana, totalmente  ignaro della sua origine sannita, deve riscattare l’onore dei  suoi avi.
 
Il  filo conduttore della storia è la scoperta della propria identità attraverso un lungo viaggio a cavallo che il vecchio embratur (titolo di supremo capo sannita) fa insieme al nipote e a un servo e che li porta sui luoghi di culto sanniti, dislocati nelle varie terre dei popoli italici distrutti dai romani.  Ed è proprio qui che Mastronardi  dimostra una bravura eccezionale nella descrizione di questi luoghi, perché conosce a fondo l’argomento di cui parla:  il mondo dei cavalli e quello della natura. Quando tratteggia Argo, il giovane stallone di Marzio, sa di cosa parla, conosce l’animale e le sue reazioni. Quando descrive la terra dei Marsi, l’ha calpestata in ogni dove, l’ha ammirata e sa cantarne le bellezze. Quando ci racconta il mondo selvaggio dei pastori, del luparo, li ha frequentati e, quindi, può narrare, in modo realistico,  la loro attività e la loro vita.
 
In questo bel romanzo storico non mancano colpi di scena e intrecci narrativi coinvolgenti.  Infatti, poiché l’Autore si dipana in ben 488 pagine, ha cercato di offrire al suo lettore una visione completa del mondo di allora offrendo uno spaccato della storia ignorato da molti. Dalla Roma spensierata dei giovani a quella selvaggia dei popoli italici, con i loro dei, i loro guaritori. Ma non solo luoghi, anche fatti storici che Mastronardi è andato a cercare per ben nove anni nei vari libri pubblicati sui Sanniti e si è avvalso dell’aiuto di vari studiosi  come Adriano La Regina, già soprintendente delle antichità del Molise e  autore di varie pubblicazioni in merito.  
Un duro lavoro che permetterà agli attuali discendenti delle popolazioni italiche pre-romane (sono tutti gli abitanti dell’Italia centro-adriatica), di scoprire le loro origini, senza doversi sobbarcare libri e libri di storia tra cui il più importante scritto in latino come quello di Tito Livio o La storia di Roma del tedesco Theodor Mommsen venuto nel Molise nell’’800 per scoprire questi popoli antichi.  L’autore ha, inoltre, voluto arricchire la sua opera con un glossario e numerose note, nonché con due cartine geografiche molto importanti per capire dove si sono svolti i fatti.
 
Solo un’osservazione: poiché il nostro Autore ha intenzione di preparare un secondo volume, consiglio di valutare il fatto che i lettori di oggi sono presi da mille attività (blog, social network, letture in varie lingue, tablet, cinema, tv e chi più ne ha, più ne metta). Insomma, si è accorciato il tempo a tutti, ecco perché un romanzo storico di 500 pagine può spaventare specie i giovani.”

La storia della Marsica in un romanzo

Interessantissimo l’articolo pubblicato su “Il Centro – L’Aquila”, il 12 aprile 2013, un’intervista al giornalista Nicola Mastronardi curata dalle studentesse* frequentanti il corso di giornalismo del liceo classico avezzano:  domande mirate e specifiche per ricostruire la storia nella Storia. (http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2013/04/12/news/la-storia-della-marsica-in-un-romanzo-1.6870613)

“AVEZZANO. Ve l’immaginate il popolo marso co-protagonista di un romanzo storico? Leggete “Viteliù- il nome della libertà” di Nicola Mastronardi e lo scroprirete. La presentazione del libro è avvenuta in municipio ed è stata organizzato dall’associazione culturale “Adsumus Quoque”, con il patrocinio del Comune di Avezzano. Sono intervenuti: l’assessore alla Cultura, Eliseo Palmieri, il presidente dell’associazione, Antonio Di Legge, il dirigente scolastico dell’Istituto superiore “Torlonia-Bellisario”, Ilio LeonioAlberto Santucci, attore del Lanciavicchio (in qualità di voce narrante). Ha coordinato i lavori della presentazione del volume la vice presidente di “Adsumus Quoque”, Maria Paola Giorgi. Noi studentesse del corso di giornalismo del liceo classico abbiamo chiesto all’autore di approfondire alcuni temi.

Come si è regolato per il reperimento delle fonti?

«Io ho la fortuna di dirigere una biblioteca storica e, quindi, ho a disposizione molte fonti: quella principale è stata Livio. Poi bisogna conoscere, almeno per quanto riguarda i Sanniti, un libro che si chiama “Il Sannio e i Sanniti” di Salmon. Sui Marsi la questione delle fonti è più frastagliata. Poi ci sono le fonti che nessuno si aspetta: il territorio stesso. Infine, ce n’è un’altra ancora più nascosta: la testimonianza dei miei nonni contadini».

Perché un romanzo storico e non un saggio? E perché ha scelto proprio questo periodo di storia romana? Ha fatto studi classici?

«No, ho fatto lo Scientifico, ma ho sempre provato un grande amore per la storia. Ho scelto di scrivere un romanzo storico, perché uno dei miei obiettivi era quello di cercare di far venir fuori un minimo di identità di questo territorio. Attraversando l’Abruzzo e il Molise ho scoperto la storia dei Sanniti e da qui è nata questa passione, che poi ho voluto comunicare in un libro che fosse efficace anche tra i giovani del luogo e non solo. Il romanzo mi è sembrato il mezzo più adatto per ricostruire e comunicare la nostra storia».

Il viaggio fatto da Marzio e dal nonno lascia anche trasparire un grande amore per la natura e per gli animali. Da cosa è scaturita questa passione?

«La passione è nata grazie ai cavalli, quello straordinario strumento che ha accompagnato l’uomo per cinquemila anni. Questo mezzo mi ha avvicinato alla natura ed è stato un tramite non solo fisico, ma anche psicologico».

In che misura la nascita della nazione italica può essere messa in rapporto con la formazione del concetto di nazione italiana?

«Lo scontro politico, e poi addirittura armato, tra le popolazioni italiche e Roma, non solo ha cambiato la storia, ma ha fatto emergere la comune origine di questi popoli. Si sono trovati ,quindi, davanti alla necessità di scegliere un simbolo e lo hanno ricercato nella loro mitologia di figli del toro: vitelios. Da questo termine deriva la parola “viteliù”, della quale, la traduzione latina è Italia».

Nell’epoca della globalizzazione lei ribadisce in maniera molto forte il senso di appartenenza alla propria nazione. Forse teme da parte degli italiani la perdita della propria identità nazionale conquistata con tanta fatica?

«Siamo tutti figli di una civiltà pastorale: conoscere la nostra storia ci insegna ad essere più consapevoli delle nostre radici. Noi abbiamo fatto la storia d’Italia, non dimentichiamolo».

Con l’episodio della sacerdotessa, che offre la propria vita in cambio di quella del giovane Marzio, lei ha voluto mettere in evidenza le arti magiche e divinatorie di cui erano capaci le antiche popolazioni locali?

«I Marsi erano famosi per essere indovini e maghi. Qualcuno ha parlato di livello onirico di questa storia. Io sono molto attratto dall’extrasensoriale e per questo ho voluto inserire più episodi di questa dimensione, come l’esperienza di premorte vissuta dal giovane Marzio».”

*Dora Cichetti, Maria Teresa Maccallini, Irene Vitale, Nicole De Angelis, Francesca Giannini, Irene Scipioni.

Il Tour Estivo

Pubblicate le date che danno il via al tour estivo di Viteliù, il romanzo storico che riporta alla luce le vicende del popolo italico.

5 Luglio Montagano (Cb)

11 Luglio: Roma – Isola Tiberina, presso “L’isola del Cinema”

13 Luglio: Carovilli (Is)

8 Agosto Vetulonia – Castiglion della Pescaia (Gr)

10 Agosto: Villavallelonga (Aq) P.N.D’Abruzzo

11 Agosto: S. Felice del Molise (Cb)

12 Agosto: Capracotta (Is)

13 Agosto Schiavi d’Abruzzo (Ch)

14 Agosto: Campitello Matese (Cb) (da confermare)

16 Agosto: Scanno (Aq) P.N. d’Abruzzo

17 Agosto: Agnone (Is)

18 Agosto: Villetta Barrea (Aq) – P.N. d’Abruzzo

19 Agosto: Roccaraso (Aq)

22 Agosto: Rosello (Ch)

24 Agosto: Rieti (da confermare)

A settembre/ottobre sono previste presentazioni a Benevento, Firenze, Lussemburgo e, ancora una a Bruxelles, Istituto Italiano di Cultura

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